Si sono spese tonnellate d’inchiostro in questi anni su Berlino, mentre molti della mia generazione passavano dalle parole ai fatti prendendo la prima low-cost diretta a Schoenefeld. Così verso metà dicembre ho preso anch’io il mio jet a vapore da Milano per capire cosa vanno tutti a cercare lassù, nel cuore della Germania.
Punto primo: il gelido vento del Mare del Nord è qualcosa a cui noi italiani non possiamo biologicamente abituarci. C’è poco da fare. Eppure è un elemento con cui occorre fare i conti durante la propria permanenza a Berlino e contro cui ognuno trova la propria strategia. La nostra si è basata su tre poderosi pilastri: mangiare, bere e ballare. In questo la capitale tedesca ha pochi rivali: prezzi bassissimi, locali aperti tutta notte, considerevole varietà di ristoranti e club che a Milano chiuderebbero in due minuti per violazione di tutto.
Alcuni nomi? Kachellounge 54, B-Lage, Wowsville e SoulCat, piccoli locali militanti dove con pochissimi euro puoi passare una serata a chiacchierare in overdose da nicotina sotto lampade arancioni, decifrare graffiti e volantini rivoluzionari, trapassare pareti semidistrutte e porte appese, ballare sotto 4 metri di terra con persone assolutamente a modo.
Ma la soluzione definitiva l’abbiamo trovata di sabato sera alla piscina comunale. Lo Stattbad Wedding si presenta come un palazzone tipo-grossa-palestra e all’interno è il set perfetto per un video dei Prodigy: piscine, grandi cisterne, tubi aggrovigliati sopra la testa, labirinti di cunicoli e scale che salgono all’improvviso nel buio più nero. In mezzo due sale da discoteca, il bancone dei cocktail e un sacco di persone lì più per divertirsi che per farsi vedere (!).
La cosa straordinaria di Berlino è proprio il fatto di essere attraversata da un’umanità vibrante, un’intensa energia vitale e sotterranea, difficile da notare a prima vista. Il meglio va cercato a tentativi perché è una città poco appariscente ma molto concreta, dove tutto si confonde e i confini di oggi sono tanto sfumati quanto erano netti quelli di ieri.
I locali, come le persone, non ostentano la loro presenza, ma si mimetizzano fra le case e i berlinesi comuni. Non c’è nessun’ansia di marcare differenze a Berlino, forse perché troppe differenze sono state scritte sotto la sua pelle metropolitana, troppi scontri e lacerazioni si sono consumati nella sua drammatica storia di città divisa.








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